L’accostamento può sembrare arduo, ma credo profondamente nel percorso che mi ha portato a fare questo accostamento e ve lo ripropongo.
Ho letto ieri da corriere.it (http://www.corriere.it/cronache/09_dicembre_27/rodota-amicizia-era-facebook_c06e8308-f2db-11de-98ab-00144f02aabe.shtml) un articolo, dietro segnalazione di un mio contatto, che sinceramente mi ha lasciato un senso di amaro in bocca, e avere l’amaro in bocca non è una sensazione che mi fa piacere. La mia reazione è stata semplice e istintiva:”… vediamo se riesco a condividere il ragionamento fatto dall’autore.”
Libero la mente da pregiudizi e ci metto dentro un po’ di ricordi, mescolo con attualità e senso della realtà e ne esce fuori
“… E debbasi considerare come non è cosa più difficile a trattare, né più dubia a riuscire, né più pericolosa a maneggiare, che farsi capo ad introdurre nuovi ordini. Perché lo introduttore ha per nimici tutti quelli che delli ordini vecchi fanno bene, et ha tepidi defensori tutti quelli che delli ordini nuovi farebbono bene. ”
Nicolò Machiavelli – Il Principe
Questo testo, da me immeritatamente portato in lingua italiana moderna, dovrebbe suonare più o meno così: "Troverà difficoltà anche la persona che vuole abbattere un vecchio ordinamento e introdurne uno nuovo. A favore di questa persona ci saranno coloro che pensano di essere avvantaggiati dal nuovo ordine, contro invece chi dal vecchio ordinamento ci guadagnava. "
Al netto degli eventuali errori del mio adattamento in italiano moderno, dei quali spero i lettori mi scuseranno, ho trovato alcune analogie con quanto sta succedendo in alcuni ambienti grazie al web in generale, ed al web 2.0 in particolare. Mi spiego meglio.
Il web sta dando, a chi lo vuole conoscere, opportunità mai viste prima da tanti punti di vista, a partire dalle possibilità di incontro nella sfera personale (1 matrimonio su 8 negli USA è fra persone che si sono conosciute sul web, Fonte:Media Convergence Forum, Roma, 2008 oppure http://www.youtube.com/watch?v=T-XsvfuS7os&feature=related) che professionale, e sta creando vulcani di idee ed applicazioni destinate a rivoluzionare il nostro modo di vivere la vita di tutti i giorni come mai prima d’ora è successo. Credo che guardando la nostra vita quotidiana fra 10 o 15 anni vedremo cose che oggi non immaginiamo possibili, in tutti i settori oggi conosciuti come in altri che oggi ancora non esistono. Già nel 2010 negli USA ai primi 10 posti della graduatoria delle professionalità più ricercate dal mondo del lavoro ci saranno professioni che nel 2004 nemmeno esistevano (stessa fonte, nda) e in tutto questo noi dove siamo ?
Noi siamo a preoccuparci di difendere le nostre piccole corporazioni cercando a volte di restringere l’accesso a professioni (come, a puro titolo di esempio, il giornalismo ?), che fino ad ora sono state considerate ristrette, quasi di casta, per poter esercitare le quali bisogna entrare in un albo professionale gestito dalle stesse persone che fanno parte della casta (ovvio), poi arriva il web, e i blog in particolare, e tutti possono scrivere notizie e articoli e pubblicarli a piacimento e farsi leggere da chi è interessato. Il web produce un nuovo ordinamento della comunicazione, un nuovo ordinamento delle relazioni interpersonali, spalanca le porte del commercio planetario a piccole realtà che fino a poco tempo fa non avrebbero potuto esportare senza avviare complesse macchine da esportazione, l’unica costante diventa il cambiamento, e anziché cercare di impadronirsi della novità ci ancoriamo a modelli consolidati e condannati, almeno in parte, all’oblio cercando di sminuire il potenziale del cambiamento.
Siamo mentalmente confinati nella critica della novità, anche quando (o soprattutto quando?) la novità allarga un orizzonte, in questo caso quello della comunicazione, e aggiunge un potenziale enorme alla nostra capacità di comunicare, e perché no, anche di fare amicizie nuove, in luoghi nuovi, utilizzando mezzi nuovi. Quando era giovane, mio padre aveva amici nel suo paese (Arcevia, in provincia di Ancona) ma non aveva amici ad Ancona, che distava pochi chilometri. Io ho avuto amici dell’adolescenza, che ancora oggi frequento, in un raggio di 40 chilometri di distanza dalla mia abitazione grazie alle tecnologie della mia epoca, telefono, auto e moto, quasi inesistenti, e comunque non a buon mercato durante l’adolescenza di mio padre. Le tecnologie di oggi spostano il confine delle possibili amicizie in tutto il mondo conosciuto, il limite non è più la tecnologia, il limite siamo diventati noi e la nostra disponibilità ad uscire dal guscio.
Vero è che se non hai nulla da dire al tuo vicino di casa, forse non hai nulla da dire nemmeno ad un aborigeno australiano (come diceva Corrado Guzzanti in uno spassoso intervento a proposito di Intenet: “… grazie a internet posso parlare con un aborigeno australiano, ma aborigeno io e te ……che ci dobbiamo dire?”) ma se invece hai molto da dire, ora puoi dirlo facilmente a chiunque, in tutto il mondo e senza incorrere in costi stratosferici.
Insomma, non è internet che può peggiorare la qualità delle vostre amicizie o delle vostre idee, ma è internet che può ampliare a dismisura il raggio d’azione delle idee (è il caso di www.innocentive.com, dove le vostre idee, se risolvono problemi specifici indicati dalle aziende, possono essere pagate fior di soldi) e delle vostre amicizie, ammesso che la conoscenza delle lingue non sia un limite, e tutto questo può diventare veicolo di benessere e sviluppo, ammesso che iniziamo a cavalcare l’innovazione e il cambiamento, a guardare il bicchiere e vederlo (e pensarlo) mezzo pieno (di opportunità) invece che mezzo vuoto, non dobbiamo continuare a denigrare il cambiamento solo per fare notizia, per cavalcare il malumore di chi non ha ancora preso contatto con la novità, perché in questo modo non facciamo che ritardare il loro contatto con l’innovazione e la loro possibilità di diventare, come ha scritto Machiavelli, “…quelli che delli ordini nuovi farebbono bene. ” ossia quelli che trarrebbero vantaggio dal nuovo ordine.
Machiavelli aveva riconosciuto una modalità di reazione alla novità, al nuovo ordine, che ancora oggi possiamo ritrovare in una molteplicità di ambiti, in tempi e luoghi diversi, e non è un caso se le parole da lui scritte quasi 500 anni fa (prima pubblicazione de Il Principe nel 1532, postuma), sono talmente puntuali da suonare attuali ancora oggi.
Questa situazione si applica a moltissime situazioni nostrane, alla nostra economia fatta di imprenditori geniali, vero tessuto portante di questo nostro bel paese, che sono partiti spesso da microscopiche intuizioni imprenditoriali condite da coraggio gigantesco, per mettere insieme realtà produttive piccole e di qualità, che rischiano di perdere delle opportunità fantastiche derivanti dalle nuove possibilità di comunicare la loro qualità al mercato, vuoi per il disfattismo tecnologico imperante, vuoi per la paura di perdere il controllo della loro realtà di riferimento, o di dover riservare uno spazio alla comunicazione 2.0 che probabilmente sarebbe gestita da generazioni nuove, con modalità nuove e ritmi nuovi, forse fuori dal loro controllo diretto.
Non agevoliamo la chiusura al nuovo, al confronto, anzi, facciamo in modo di diventare noi tutti fautori di un confronto continuo con l’innovazione e con l’apertura mentale, che possano diventare un motivo per spingere il nostro sistema paese più avanti e non una scusa per mantenerlo chiuso in un confine che rischia di diventare sempre più stretto.
Che ne dite, possiamo contare anche su di voi ?
Carlo Rossi
CGEIT, CISA, L.A.ISO27001

Chi ha qualcosa da dire parli ora...o continui (felice o infelice) ad aspettare per farlo, perchè prima o poi dovrà.
:-)
Non è molto educato aprire un commento con una sentenza, potrebbe suonare saccente, ma mi assumo volentieri il rischio di quello che penso: una provocazione, forse meglio che un'immagine, vale più di mille parole.
Mio nonno Ciro odiava il telefono, non riusciva a capire perchè qualcuno dovesse disturbare usando quell'affare quando poteva benissimo chiedere di essere ricevuto, mia nonna Carmela rifiutava la lavatrice trovandola superflua ed udile solo alle donne di casa sfaticate... Vado avanti? No.
Vi dico solo che mio nipote Andrea, 9 anni, si scrive piccole mail in un inglese stentato con alcuni suoi coetanei in Serbia, ha un suo blog e si scambia mp3 e giochi per la DS con i suoi compagni di scuola.
Noi lo facevamo con le figurine.
Nessuno di noi esce di casa senza un (se non addirittura 2) telefono in tasca, chiunque di noi ha un indirizzo mail e sa usare Google...
Che ci piaccia o no, stiamo vivendo dei cambiamenti importantissimi dei quali siamo assolutamente protagonisti (consapevoli o no, è indifferente).
La possibiltà di condividere fa aumentare la possibilità di scegliere ed arricchisce, lo fa con una moltidudine non misurabile di persone, lo fa per ognuno nella sua squisita e peculiare maniera.
Andiamo a scuola, facciamolo con leggerezza, andiamo a lezione dai nostri figli e dai nostri nipoti: dai Digital Natives.
Stiamoli a sentire ed impariamo ad aprire al nuovo, in ogni sua forma, indipendentemente dallo strumento di accesso alla novità.
Spirito, non tecnocrazia.
Cerco di stare tuned, 4-ever, voi?
;-)
Scritto da: Enrico Ingenito | 30/12/2009 a 04:40 p.